martedì 29 novembre 2011

It's all part of the prophecy


Non tutti possono vantare di avere un amico che rilascia profezie. Io ne ho uno. Un amico meraviglioso che non vedo più spesso perchè ci siamo trasferiti agli antipodi della terra, ma che porto comunque sempre con me in the spirit.
Ora, non so quando fu, forse nel 2004, Ga si fece Cassandra for a day e mi scodellò la profezia del sottoscala.
Detta così più che una profezia pare una jazza di quelle con i contro cazzi, invece è proprio la summa di tutte le mie wishing lists :)
La prophecy mi vede in un supermercato stile americano (all'epoca non avevo ancora vinto la green card ne pensavo di trasferirmi qui), nel reparto cibo per gatti, dove incontro l'uomo dei miei sogni che è uno ragazzetto alto, secco secco, coi capelli all mocio vileda, che ha dei seri problemi di droga.
Ecco, questo è il mio uomo ideale (secondo la profezia del 2004).
Viviamo insieme in un sottoscala pieno di gatti (ecco perchè ero al supermercato in quel reparto), lavoro solo io e lui fa il mantenuto.
Ma Ga mi ha profetizzato che io sono FELICISSIMA della mia situazione.
E quindi vissero tutti felici e contenti.
Ora: di gatti mi sono circondata, il supermercato ce l'ho sotto casa, c'ho pure una scala gigante che mi sovrasta salotto e cucina... ma dov'è l'uomo rehab dei miei sogni?!
Secondo me esiste, solo che pure lui non mi corrisponderà, oppure sarà troppo fatto per venire al supermercato.
A volte mi domando se morirò zitella. Devo proprio essere una ragazza di merda perchè non mi spiego come mai non sono MAI girlfriend material, al massimo sono one night stand.
Che c'avrò che non va non l'ho ancora capito e sinceramente mi sono anche un po' rotta il cazzo di chiedermi sempre cosa c'ho che non va perchè porca puttana magari ogni tanto saranno anche un po' gli altri che hanno qualcosa che non va no?!
Io, nonostante abbia ZERO self esteem, non mi ritengo proprio da buttar via fisicamente, sono pure simpatica, e ha scuola ho dimostrato di essere discretamente intelligente. In più pare pure che c'abbia un gran coraggio e so pure cucinare come si deve. E allora?!
E allora non so. 
Commentate pure ciò che ritenete sia la vostra opinione, l'importante è che nessuno si azzardi a scrivere "quando meno te lo aspetti" perchè rischiereste il linciaggio, perchè sta frase m'ha FRANTUMATO i coglioni, capisce (con la voce di Al Pacino in Donnie Brasco)?!
Ecco ora che mi sono sfogata posso andare a letto. Love ya' bloggers :)

lunedì 28 novembre 2011

Prego gets owned


Il titolo è una previsione per il prossimo futuro, probabilmente entro la fine della settimana, se tutto va male come sta andando.
Volevo scrivere il post sul cuoco, ma quello richiede che io sia sveglia e in grado di connettere un po' di più di adesso.
Allora oggi vi racconterò della prossima strage che avverrà in laboratorio.
Come ho già scritto l'altro giorno, venerdì sono stata semi costretta ad andare a lavoro per aprire il laboratorio a Prego. 
Dovete sapere che ci doveva andare l'altra mia collega ad aprire, ma le è venuta l'emicrania già giovedì sera quando eravamo tutte insieme alla cena del Ringraziamento.
Così ha mandato un sms a Prego dicendole che non stava bene e non pensava che sarebbe riuscita ad andare ad aprirle.
A lavoro, il venerdì, Prego non si è fatta sfuggire l'occasione di dirmi che credeva che la collega stesse veramente male. Io ho confermato che effettivamente aveva detto di stare poco bene e che se ne fosse andata a casa mentre noi eravamo uscite a bere.
La sera, dopo che sono tornata a casa distrutta da quelle 4 ore di lavori forzati, la collega con l'emicrania mi facebookka per scusarsi del fatto che ci sia dovuta andare io ad aprire a Prego, le dico che non è colpa sua, di non preoccuparsi e lei mi dice che stava si malissimo, ma che ci sarebbe anche andata ad aprirle la porta se non fosse stato per i due bitchy texts che Prego si era preoccupata di spedirle.
Va bene, ormai che è preggers e c'ha la licenza di rompere la minchia l'abbiamo capito tutti, solo che oggi ha passato il segno.
A pranzo, nonostante tutti si cerchi ormai di evitarla andando a mangiare ad orari assurdi per non trovarsi in spiacevoli conversazioni, è arrivata in cucina mentre stavo preparandomi gli avanzi stantii e le altre due colleghe erano sedute al tavolo in religioso silenzio a leggere delle riviste.
Lei arriva, e, come sempre, attacca a parlare. Io mi ero appena apparecchiata il posto al tavolo, e lei ci si siede e mi sposta il bicchiere più in la.
Già la volevo far fuori. Questa è la seconda volta di fila che mi fa sta cosa e, in un tavolo con 3 posti vuoti, devo capire perchè devi prendere il mio che è l'unico apparecchiato con la MIA roba.
Vabbè. L'iperico mi ha detto: -Ale, guarda che le persone sane di mente non uccidono azzannando alla giugulare per cose del genere, calmati- (si ormai faccio dei discorsi con l'iperico, perchè sono fuori come un poggiolo).
Poi ritorna in cucina, nel mentre mi sono bruciata la lingua assaggiando il boccone stantio bollente dal toaster oven, e lei mi dice: - so now no one talks to me anymore?!-
La guardo e, riarrotolandomi la lingua a mo di Fantozzi post pomodorino bollente, le faccio notare che mi ero appena bruciata la lingua e che stavo preparandomi da mangiare (questo per glissare sul fatto che in realtà stavo pensando che è una stronza maleducata che ruba il posto a tavola senza nemmeno scusarsi e che inizia conversazioni che nessuno vuole avere durante la fottutissima pausa in cui ci si dovrebbe "riposare").
E lei mi dice: - ma no non stavo parlando di te.-
Ecco, adesso, per farvi capire che finirà male a breve, vi dico qual'è stata la sua fantastica idea per iniziare una conversazione con le altre due colleghe.
Si avvicina all'altro tavolo e dice a quella che aveva avuto l'emicrania: -Feeling better today uh?!- Con tono sarcastico.
Non so come quell'altra non l'abbia mandata a fanculo seduta stante.
Poi si chiede perchè la gente non parla. Ma te credo sei socially retarded cazzo.
Mentre penso a tutto c'ho, per mantenermi calma, a parte l'iperico, c'ho in loop il deathcore nel cervello.

domenica 27 novembre 2011

No one knows


E' domenica sera, e mi dovrei sentire riposata, così non è. Anzi, sono l'opposto.
L'essere andata a letto per 5 giorni alle 3:30 del mattino non mi ha giovato, e tanto meno l'andare a lavoro venerdì quando credevo di avere ferie.
La povera scema è andata ad aprire il laboratorio a Prego, la quale non ha le chiavi ne il codice per disattivare l'allarme.
Tutto è cominciato con il mio risveglio, durante il quale pregustavo una giornata da poltroni... finchè non ho aperto fb. 
La prima cosa che mi si è parata davanti è stato lo status update più acido del mondo che Preggers aveva appena scritto. Oh noi colleghe che tiriamo i pacchi, noi fonte di ogni male, che la lasceremo andare in rovina perchè abbiamo preso ferie.
Siccome sono così brava che sono scema, l'ho chiamata per dirle che ci sarei andata ad aprirle sto cazzo di laboratorio, ma che non potevo stare molto perchè non ho nulla da fare.
Erano le 11. Sono rimasta fino alle 16. No comment.
Eh si che io di pazienza ne ho da buttare, perchè se così non fosse, dovrei cambiare professione.
Farmi girare i coglioni non è difficile, ma quando arrivi al livello "adesso hai veramente rotto il cazzo", bè, è il punto di non ritorno. 

Preggers è arrivata... e non è la sola.
Quindi, venerdì è stato da buttare nel cesso.
Sabato mattina, ennesimo giorno in cui avrei dovuto dormire, mi sono invece svegliata dopo solo 5 ore di sonno, perchè avevo promesso alla mia collega Bride to be, che sarei andata a fare il brunch con sua madre e altre due amiche strette.
Mi sono trascinata sulle ginocchia fino alla vasca, dopo la doccia ero un po' più sveglia ma di certo non ero un fiore in viso.
Fortunatamente siamo andati in centro in macchina, anche se abbiamo dovuto parcheggiare a fanculo visto che c'era il Bayou Classic in corso.
Delle due amiche che dovevano venire non c'era nemmeno l'ombra, come sempre avevano tirato pacco. In compenso s'è unito il consorte.
Il quartiere francese era in gran festa, musica ovunque, più del solito direi, e ho pensato: "bè dai, sarà una bella giornata".
Vabbè, mentre cammino, anzi, mentre trotto dietro a Bride to be e consorte (visto che eravamo in ritardo sulla prenotazione), odo qualcuno chiamare il mio nome. Era proprio un richiamo chiaro, non era una delle solite storpiature, era proprio il mio nome detto come Dio comanda.
Solo un'altra volta, da quando sono in America, mi è successa la stessa cosa. Ma sapevo che non poteva essere Endriù.
Mi giro, c'è un'orda di gente, ma vedo quasi subito chi mi ha chiamata.
E' il fottutissimo cuoco.
Ma perchè?! Avevo appena finito di dire che forse era una bella giornata...
Trottando per un attimo sul posto sventolo la mano e me ne vado. Nonostante tutto ciò sia durato una manciata di secondi, ho avuto il tempo di leggere l'espressione di disappunto sul volto dello Chef.
Arrivata al "the court of the two sisters" mi sono accanita sul banchetto per non pensare: ho fatto bene ho fatto male cosa cazzo ho fatto e adesso e poi e allora e blablabla.
Per fortuna il cibo era buono e un (vabbè erano 3) cocktail mi hanno aiutata a riguadagnare il controllo.
La sera, mentre mi facevo la tinta, mi deve essere filtrata un po' di ammoniaca nel cervello, e la Southern Belle che è in me, ha deciso che doveva scusarsi. La mia personalità Scarlett O'hara ha lasciato il posto a quella di Melanie Hamilton, e mi sono lanciata nella composizione di un biglietto (vabbè messaggio di fb ma è uguale) di scuse:
- Oggi mi sarei voluta fermare a fare due chiacchiere, ma i miei amici erano di fretta perchè eravamo in ritardo per il brunch. Spero che tu stia bene, complimenti per la pronuncia del nome...-
Sai cosa, gliene veniva ancora a lui.
E io mi chiedo ma perchè?! Ma guarda se io mi devo sentire in colpa per non essermi fermata a parlare con questo stronzo che mi ha mollata via fb.
La serata è proseguita scemando verso il baratro. Mi sono sempre ritenuta una buona guida turistica, ma direi che ieri ho dato il peggio di me. E' che a me di andare su Bourbon,  a meno che non sia già sfatta, non è che mi entusiasmi troppo, e purtroppo non sono brava a mascherare.
Oggi mi sono svegliata con la parte sinistra del viso in fiamme, pareva che fossi stata schiaffeggiata da una medusa.
Allora, priva di forze, e non potendomi mostrare in pubblico, ho passato il giorno a casa a giocare con photoshop e a guardare Hart of Dixie (summa di tutti gli stereotipi della vita nel Deep South).



sabato 26 novembre 2011

Per questo, questo e quest'altro motivo!

L'altro giorno mi sono fermata a guardare la quantità di flaconi che ho sul bancone della cucina e mi sono preoccupata: ma quanti cazzo di supplementi piglio?! Bello che non sono manco tutti sul bancone, perchè due li devo tenere in frigo, e poi... a due passi, nell'armadietto del bagno di sotto, c'è un arsenale di gocce omeopatiche che aspetta solo di essere usato.
Ma come è successo che sono diventata integratore dipendente?!
Bè, all'inizio era solo il multicentrum, perchè ero anemica e mi mancava pure qualcos'altro. Da li poi si sono uniti i fermenti lattici perchè avevo sempre mal di stomaco. Evvabbè, fin li non è una tragedia.
Poi il cuoco ha pensato bene di mollarmi su un cassonetto e ho dovuto iniziare a prendere dell'iperico perchè ho avuto un crollo psicologico non indifferente. E quindi vai di iperico come fossero caramelle. Poi, dato lo stress, anche il sistema immunitario ha iniziato a fare cilecca, e ho dovuto fare qualcosa perchè sennò ogni settimana ero li a prendere il mio bel farmaco da ricetta medica, che non fa male, ma MALISSIMO.
E quindi sparati anche ste immune system boosting tablets. E vuoi non prendere anche un po' di flax seed oil che ti fa tanto bene?! 
Insomma, qui bisogna fare qualcosa, ma non so cosa tagliare, ho già provato a tagliarle tutte a giro, ma appena mollo l'iperico divento una iena, se smetto quello per il sistema immunitario mi ritorna la peste bubbonica, e se tolgo le vitamine sono uno straccio.
Fatto sta che mi sono ricordata di quando Guzzanti faceva Gianni Livore, metto video in caso qualcuno non lo conoscesse.

Sono anche d'accordo sulla cospirazione dellle compagnie aeree ;)
Sarà che pure qui è tutto fritto?! Bah! Intanto io la parrucca l'ho già comprata, bisogna che inizi a mettermela quando mi fermo a mangiare da Captain Sal's.

giovedì 24 novembre 2011

Thanksginving dinner in the making

Nonostante sia andata a letto alle 3:30 stamattina, mi sono riuscita a svegliare alle 9 per togliere il pennuto dalla brine, prima che diventasse un tacchino in salamoia.
Ora sono le 11 e il tacchinozzo, sapientemente massaggiato, è nel forno.
Sono entrata nel "documentary mode"  e ora vi mostro, aggiungendo via via, le foto del work in progress per la cena di stasera.

Qui Tee ha appena lasciato la marinata di acqua e sale, ed è stato lavato ed asciugato quasi con cura...



 Ieri sera ho anche preparato questa torta con past filo, spinaci e ricotta, da portare al Kerry per la cena degli orfani (nel senso di quelli che non hanno la famiglia qui per festeggiare)



Ieri sera ho anche arrostito dei peperoni e li ho messi in una marinata di aglio, olio, balsamico, basilico, sale e pepe. Questi saranno parte degli antipasti di oggi.
Il tacchinide cuoce allegramente, ma direi che è ora di coprirlo con la stagnola prima che si bruci troppo velocemente...


... Tee has been tented.

Anche la preparazione per le mashed potatoes is on like Donkey Kong ;)
Siccome a me piacciono le tradizioni, sono riuscita a scovare delle pannocchie di sweet corn, yum!

Creamy mashed potatoes with herbs: Done!

Tadam! Il tacchinide è pronto Whoa! :)

mercoledì 23 novembre 2011

T- day (ovvero tacchinozzo alla Spicy Ginger Ale)


Suvvia, non potevo mirare alla cittadinanza senza prima aver fatto la prova tacchino. Non mi pareva leale nei confronti della Land of the free and the home of the brave cavarmela solo con un test di cultura generale. Così, la Ale, la settimana scorsa, è andata alla coop a comprare il tacchinozzo organic, free range, grass fed e chi più ne ha più ne metta. Praticamente st'uccello c'avuto una vita felice, e quindi non mi sento colpevole a mangiarlo... mettiamola così che mi scarico un po' la coscienza.
Il più piccino che ho trovato è Kg 5, ma vabbè, sempre meglio di uno da 10 no?!
Me lo sono cammallato (ligurismo) a casa tutta pimpante, con le mani che stavano raggiungendo la temperatura dell'azoto liquido a tenere in braccio sto volatile enorme surgelato, ma fa niente, ero contenta e quindi non sentivo manco il dolore ;)
Inizialmente in tacchinozzo lo doveva preparare Darcie, poi non so come sia andata, alla fine lo faccio io. No perchè: visto che tanto è vissuto nel mio freezer e frigo per una settimana, e lo devo cuocere nel mio forno... tanto vale che lo faccia io no?!
Allora ieri mi sono documentata, perchè io, che non faccio altro che spiagnattare ogni momento che ho libero, il tacchino intero, non l'ho mai preparato.
E allora vai di tutorial su youtube e spiegoni trita maroni che si trovano sul web.
Bene SO TUTTO. Cioè, sono la Hermione del tacchino. Se non viene bene è colpa del tacchino perchè io farò tutto da manuale ;)
Ho deciso di lanciarmi in un ibrido italo americano, perchè io, mele, pere, arance, maniglie... bottiglie... in ter posto al tacchino non ce le metto, perchè non mi piacciono.
Allora ho trovato questa soluzione: oven roasted turkey  with herbs butter.
Mi sembra una cosa ottima a sentirla così.
Il ripieno lo fa Darcie, ma lo mangeremo a parte, come sempre (chissà perchè si chiamerà tacchino ripieno che non lo riempie quasi nessuno, bah!).
Ma prima di spalmare il tacchinozzo di profumi e spezie, ho deciso di darmi al brining. Pratica che non avevo mai sentito, pare faccia meraviglie per mantenere la carne morbida e saporita.
Non vedo l'ora di constatare se sia vero perchè, in questi anni, mi sono lamentata costantemente (nella mia testa ovviamente) di ogni cazzo di tacchino che mi hanno dato da mangiare. Asciutti che manco se lo fossero dimenticati nell'essiccatore per una settimana, ma soprattutto: INSIPIDI. Pareva di masticare le foglie di scarto dei carciofi, non so se rendo l'idea.
Ora vado ad iniziare a prepararlo. Domani vi farò sapere com'è andata. Incrociate le dita please!


martedì 22 novembre 2011

Know-it-alls are pains in the ass

                                                       Questa calza proprio a pennello col post di stasera.


Non so se avete presente il personaggio di Hermione in HP... lei che sa tutto, che ha sempre la mano alzata, che non puoi dire una cosa perchè lei ti interrompe perchè ha qualcosa d'aggiungere a quello che non avete ancora finito di dire. Ecco! Adesso toglietele qualsiasi conoscenza (perchè Hermione era una scassa cazzi, ma le cose le sapeva per davvero), aggiungetegli la capacità di ascoltare qualsiasi conversazione in corso nel raggio di 50 m (che manco la donna bionica lo riuscirebbe a sentire) ed ecco: avete capito di cosa sto parlando. Anzi: di chi sto parlando.
E' vero, mi irritano tante di quelle cose che uno potrebbe dire che sono io. Giuro però, che anche voi veniste esposti a tali individui, bè, capitolereste e vi ritrovereste ad essere trasformati in Dexter Morgan con tanto di borsa porta coltelli e km di pellicola per cibi.
La cosa meravigliosa che accade sempre con questi soggetti è che loro si nutrono di racconti e gente che se li crede. L'unico modo per sconfiggerli ed annientarli è metterli alla prova, nel senso di fargli mettere in pratica quello che dicono di saper fare meglio di tutti.
Ho notato in questi anni (perchè questo genere di PITA è attratto da me come la falena dalla luce di un lampione) che se provi a ribattere con risposte ragionate che smascherano chiaramente la loro ignoranza, la cosa si fa ancora peggiore.
Allora bisogna finire li il discorso e dire: - oh! meno male che sei qui allora perchè io questo te lo lascio fare tanto volentieri visto che lo sai fare così bene, mi togli un gran peso, grazie!-
1...2...3.. 
Spariti. 
Hanno senza dubbio qualcosa di più importante da fare, che non possono assolutamente rimandare e che te li terrà lontani dai piedi per il resto del giorno.
Ah che meraviglia!
Ora che ho nominato la pellicola per alimenti ho una domanda: ma sono l'unica emigrata italiana che trova il clinging paper assolutamente useless?! In Italia la pellicola è peggio del nastro adesivo: se le due estremità si toccano per sbaglio, non riesci più a staccarle. Devi preparati uno spiazzo il triplo della grandezza del contenitore da coprire, e partire da lontano, con la precisione di un tiratore scelto e zac! strapparlo usando quella cazzo di seghetta che non taglia la pellicola ma sciverta le mani in un attimo.
Qui, dopo che la strappi, la puoi appallottolare, giocarci a badminton, e  riappianarla in un secondo. Anzi, a badminton, non ci riuscirete a giocare perchè sta cazzo di pellicola americana non appiccica una sega e appallottolata non ci starà mai!
Ci vuole il bostick per far si che stia ferma sul contenitore o attorno ai cibi su cui l'avete avvoltolata!
Io mi sono arresa anni fa e ho comprato "press and seal", che secondo me è l'invenzione del secolo, tuttavia, ogni tanto mi  ritrovo alle prese con la pellicola e ogni volta mi chiedo :- ma perchèèèèèèèèèèè???!!!-
Atendo feedback sulla pellicola dagli expats.

lunedì 21 novembre 2011

Wolfat and I


Sono passati quasi due mesi da quando Shorty è venuta in villeggiatura a casa mia. Dovevano essere due settimane, poi un mese, poi fino al 19 di novembre...
Ho bestemmiato in aramaico ogni notte quando mi svegliava giocando con le mie mardi gras beads, quando raspava per aprirsi al porta degli armadi, e quando mi piazzava il muso in faccia facendo fusa a più non posso. IO volevo DORMIRE, lei no.
Ma è un gatto e i gatti vivono di notte.
Nonostante io ami i felidi, ero quasi ansiosa di ritornare la mia ospite alla sua legittima proprietaria, finchè, sabato, Beth s'è fatta viva dicendo che era pronta venire a riprendere Shorty.
Panico.
Come in tutte le storie d'amore che si rispettino, avevo dato Shorty per scontata, e mi ero appena resa conto che non l'avrei più avuta intorno in meno di 24 ore.
Contrariamente ad ogni buon senso, ho richiamato Beth e le ho chiesto se posso tenere la micia per una altro paio di settimane. 
Follia.
Non so esattamente perchè. Averla a casa che mi aspetta davanti  alla finestra, passare la sera a guardare film con lei che mi abbraccia i polsi con le zampine, mi rende tanto felice.
Non posso tenere un gatto, e se proprio dovessi, sceglierei di adottare Ginger, la micia dagli occhi color rame che sfamo da alcune settimane e che credo sia stata recentemente abbandonata.
Il fatto è che, nonostante la mia predisposizione genetica a diventare una crazy cat lady, non ho abbastanza soldi.
Non posso manco permettermi di andare dal medico io, il veterinario è proprio un lusso al di fuori della mia portata. Perchè qui, anche i veterinari ti salassano.
Manco gli animali possono curarsi.
Mortacci loro!
Ho anche deciso di ribattezzare Shorty con nome di Wolfat, il quale è una contrazione di wolf cat. La micia è chiaramente un incrocio tra un lupo pigmeo e un gatto nero nano.


Detta questa ultima minchiata ispiratami dalla mancanza di sonno, credo sia giunto il momento di porre fine a questo post e iniziare a sperare di poter dormire al meno stanotte, se il mal di stomaco me lo permetterà... yawn! :(


domenica 20 novembre 2011

Always going against the grain


Sono alcune ore che penso a questo post, un post che sarà impopolare, ma ho deciso di volerlo scrivere lo stesso.
Non abito in questo paese da 20 o 30 anni, ma, dopo quasi un lustro, credo di poter esprimere qualche parere.
Sarà lo sbalzo ormonale dovuto alla nuova pillola, sarà che ho diminuito la dose quotidiana d'iperico, fatto sta che sono tornata ad essere fiesty, e come sempre, devo dire ciò che penso.
L'argomento di cui sto per scrivere, mi è stato ispirato da una blogger meravigliosa, che seguo ormai da qualche settimana e che sa farmi sorridere e riflettere (due cose che sono molto rare da suscitare allo stesso tempo). 
Come tutti gli italiani che sono nati e cresciuti negli anni '80, e anche prima, sono cresciuta guardando film e telefilm americani. Ho assorbito in tutto e per tutto lo stereotipo della vita made in U.S.A., puntata dopo puntata, una produzione hollywoodiana dietro l'altra.  Ma il mio desiderio di migrare è iniziato per una questione musicale: volevo conoscere il cantante dei Green Day. Si, una follia che solo una 14enne può tirar fuori. Ero un'adolescente molto determinata però, perchè, dai 14 ai 18, ero riuscita a mettere da parte £5.000.000 in quello che avevo battezzato come "fondo California". Mia madre mi prende ancora in giro citandolo ogni tanto. L'aveva persino detto al mio ex capo californiano: -Ale c'ha messo 12 anni ma c'è riuscita a venire in California col suo fondo!-
Quindi si: anche io mi proclamo "colpevole" del processo che sto per iniziare per direttissima. Anche la  sottoscritta sognava di andare a vivere in California. 
Un giorno il sogno si è avverato. 
Non solo sono finita per purissimo caso a vivere e a lavorare nello stato a cui ambivo da secoli, ma sono anche andata ad abitare in una delle città più esclusive della west coast.
Bella bellissima. Così stupenda che era come uscire con una strafiga senza personalità: la guardi e basta. E poi arriva il giorno che ti stufi.
Sono nata in una città di mare, vivere senza per me è una grandissima privazione. Avere il lusso di essere a 3 isolati dall'oceano Pacifico, bè, era fantastico.
Quello che era inizialmente tedioso era il non avere una vita sociale. Ma quale immigrato ce l'ha all'inizio no?!
All'inizio allora è normale mi sono detta. Riuscirò a farmi una vita sociale anche qui. 
Per la cronaca io sono emigrata da sola, senza amici, senza famiglia, senza un fidanzato. Nemmeno il gatto mi sono potuta portare. ZERO conforto. Sola. Col mio inglese che ancora adesso zoppica e con qualche speranza di un futuro migliore di quello di eterna apprendista con stipendio da morta di fame che l'Italia mi offriva.
Per me gli Stati Uniti erano questo, con contorno di vita che avevo visto alla tv, ma soprattutto, era il sogno dell'emigrante: trovare di meglio, ricominciare.
I californiani sono il massimo dell'espansibilità, peccato che sia tutta una scena. Vi salutano (come nel resto degli States) chiedendovi come state. Io, povera idiota, ci ho messo 1 anno a riuscire a bloccare la risposta istintiva di dire come stavo.
Perchè quello che succede, se per disgrazia rispondi, è che i californiani si irrigidiscono, perchè non si deve rispondere a sta domanda, perchè non è una domanda. Se poi, ti sbagli nel confoderti e ti ci butti dentro anche che non stai così bene, il loro sguardo cambia da stranito a spaventato, e corrono via più veloci della luce. Perchè solo un pazzo ti direbbe come sta sul serio no?!
Ho abitato a Santa Barbara per 2 anni e mezzo della mia vita. Tra una settimana circa, avrò trascorso qui lo stesso numero di mesi.  Mi sento di poter tirar le somme. 
In California avevo tutte le comodità: supermercati sotto casa, asfalto perfetto, clima da Pleasentville 365 giorni l'anno, accesso a tutti gli uffici online, un'assicurazione medica abbordabile, una casa meravigliosa.
Non ero felice però, non ero a casa, non ero stata accettata.
Conosco alcuni italiani che si sono integrati a meraviglia ad L.A., li invidio un po'. 
Io sono forse troppo diversa, crederò troppo nell'amicizia, nell'essere veri, aperti.
Andare a cena, pranzo, colazione fuori con un "amico" ed essere assaliti immediatamente dal conto quando c'hai ancora il boccone in bocca. No perchè sai, devo andare perchè ho da fare. Ma cosa hai da fare nei prossimi 30 minuti che non puoi rimandare?! Sei tu che mi hai chiesto di vederci. Siamo qui da 20 minuti, 10 gli spesi a guardare il menù, 5 a decidere che mancia lasciare... E questa era la norma.
Tutte le persone con cui ho legato non erano di Santa Barbara. La mia collega, con cui mi sento ancora, è mezza italiana.  Tutti gli altri amici erano trapiantati come me, e come me, se ne sono andati.
Forse la mia frenemy aveva ragione: io non ci stavo bene in Cali perchè non ho ambizioni.
Quando trovai lavoro in Louisiana, tutte le persone che conoscevo a SB mi dicevano: LOUSIANAAAA?! You're crazy! You live in the BEST State, Louisiana sucks! Chiedevo sempre se ci erano mai stati, la risposta era sempre no. E allora come fanno a sapere che fa schifo?! Per sentito dire, perchè è così che nascono le leggende, le brutte nomee.
Non odio la California. SD era il mio plan B se qui non fosse funzionato. Ma sono contenta di avere avuto l'opportunità di vedere anche un'altra faccia degli States, e mi ripeterò ancora: I LUV N'awlins!
Tutto questo mega polpettone era per dire che, una volta tanto, vorrei che gli italiani, ma anche gli altri di turisti ed emigranti, uscissero dagli schemi: N.Y.C e California sono un piccola percentuale degli States. Ci sono così tante altre cose da vedere, paesaggi altrettanto mozza fiato, e persone genuine e profonde che popolano il resto di questa nazione (insieme ai bifolchi e a quelli a cui hanno fatto il lavaggio del cervello). E' giusto desiderare di vedere quello di cui tutti parlano, ma vorrei che anche il resto venisse visto, non limitatevi al beaten path. Esplorate ve ne prego!
Ora potete lanciare cavoli e pomodori virtuali :)


sabato 19 novembre 2011

Dottori e buoi dei paesi tuoi



Come promesso, voglio scrivere un po' a riguardo delle mie visite mediche effettuate in terra americana. Secondo me, questo post, potrebbe aiutare qualche altra sventurata a non incappare nei medesimi errori (o forse sono l'unica al mondo che ha fatto ste cazzate).
A settembre del 2010, dopo aver rimandato per 4 anni qualsiasi contatto con un medico di qui, forse a seguito di mega jazze da parte di qualcuno, mi sono ritrovata a dover sperimentare diverse strutture mediche.
Il primo appuntamento è stato col ginecologo (uomini all'ascolto, potete pure smettere di leggere che so che queste cose vi infastidiscono). Essendo sprovvista di macchina, avevo cercato un medico il più vicino possibile a casa mia. Purtroppo mi ero dimenticata di vivere a due passi dal ghetto dei ghetti.
L'elenco dell'assicurazione mi segnalava il Dott. Javier Perez. Bah, c'ha il nome ispanico, ma sarà comunque di qui. Bene, arrivata allo studio scopro di essere veramente nella clinica ghetto, ma vabbè, non giudichiamo il libro dalla copertina...
Unica persona pallida in tutto l'edificio, ma non mi farò intimorire dagli sguardi roventi, io, secondo la classificazione, non sono manco bianca...
Peccato che sta classificazione la percepiscano solo i caucasici.
Mi apropinquo al banco per sapere come si fa a vedere il medico quando si ha un appuntamento. La tizia, una specie di gorilla con le extensions, mi lancia una cartellina dove scrivere nome, ora dell'appuntamento e ora di arrivo. Poi mi spara una raffica di domande in ebonics, che sfido chiunque a capirle alla prima. Un po' spazientita dal mio ritardo mentale, mi ripete le domande e digita sul computer vita morte e miracoli della sottoscritta, il tutto farcito con mio numero di tessera assicurativa.
Bene, sono pronta. Mi danno un bicchierino di plastica ed una salvietta usa e getta, e mi spediscono a far pipì. Come sono meticolosi! Io volevo solo fare un eco...
Vabbè e facciamogli sto campione di urine va.
Poi mi pesano, prendono la temperatura e mi richiedo di farmi un' autodiagnosi (ah, io che pensavo che i dottori foste voi...).
Finalmente vengo ricevuta dal Dott. Perez. Ora, se la prima impressione è quella che conta, io sarei dovuta scappare. Era la caricatura di un dottore, cioè, incarnava lo stereotipo del tizio sovrappeso ma di cuore buono (che nessuno se vole scopà) delle telenovelas venezuelane anni '80. Pure le movenze e la pettinatura erano uguali, l'unica differenza era il camice.
Attacca a parlami. Ecco. Il mio inglese non è certo da madrelingua, quindi tendo a non giudicare quello degli altri, ed essendo italiana ed avendo avuto a che fare con stranieri tutta la vita, diciamo che sono abbastanza brava a capire tutti quando parlano inglese (tranne i cinesi, specialmente se incarogniti).
Detto questo, da un medico, che per vederlo è più complicato che chiedere udienza al Papa, e che mi costa mezzo rene, bè, non mi aspettavo di dovermi ritrovare a sperare di avere un dizionario spagnolo-italiano.
Chiedeva A ME come si dicevano le cose. Ma cosa cazzo ne so io dei termini specifici alla ginecologia in inglese?! Non li so manco in italiano!
Vabbè, abbandonate le parole, siamo passati ai disegni ed ai gesti.
Il bello è che io sapevo benissimo cosa avevo, mi serviva solo un eco di controllo.
Spiego i sintomi al medico. Gli dico: guardi che è endometriosi, me l'hanno diagnosticata in Italia pochi mesi fa, il mio medico italiano vuole che faccia un'eco, ha il macchinario (visto che nell'ufficio non c'era manco uno straccio di lettino)?
Si si, ma prima ti devo visitare perchè secondo me non hai l'endo.
Eh vabbè, facciamoci visitare, che sarà mai! Solo $30...
Bene, vengo scortata in uno sgabuzzino con un lettino simile a quello per le torture, e l'infermiera, super scazzata, vestita come un'orrida tappezzeria fiorata, mi da due cosi di simil carta piegati e mi abbandona senza dire una parola.
Chiude la porta che pare blindata come quella di un forziere, e mi lascia sola in questo sgabuzzino che meno male che non soffro di claustrofobia.
Vabbè, mi guardo in giro, c'è una sedia ed un armadietto pieno di siringhe (bene preziosissimo perchè, in questo paese, senza ricetta, non le vendono e a me servirebbero a lavoro e non a farmi delle pere, ma non me le danno) e affini. Per fortuna non sono nemmeno affetta da cleptomania.
Mi spoglio e poi inizio ad  esaminare quei due quadrati di carta che mi hanno dato. Uno era il camice. Nella mia vita non ho mai messo un camice dal ginecologo, non so se sono io, ma di solito mi visita da spogliata... Vabbè, mettiamoci sto camice. Siccome guardo troppi telefilms, io, il camice, l'ho messo con l'apertura dietro, slogandomi una scapola per chiuderlo.
Poi guardo l'altro coso. E' un lenzuolo di carta. Chissà a cosa serve... forse da mettere sul lettino. E così faccio.
Aspetta che ti aspetta, non arriva nessuno. Allora sbircio fuori e dico: sono pronta. 
-Vai vai dentro!!!- (con tono preoccupatissimo)
Entrano il simil medico e l'infermiera scazzo, mi guardano e scoppiano a ridere.
Ah andiamo bene andiamo! Che cazzo si ridono?!
Ah, il camice andatìva al contrario?! Chiedo venia ma, nel mio paese, ne il ginecologo ne nessun altro medico mi ha mai fatto mettere il camice. Continuano a ridere. Poi Scazzo vede che ho messo il lenzuolo sul lettino e me ne da un altro. Forse vuole fare spessore per farmi stare più comoda?!
No. Me lo stende addosso! Dalle costole fino ai piedi, Incredula mi metto in posizione e, adesso, sono io che inizio a ridere, perchè vedo il medico con un marchingegno con luce, tipo minatore per intenderci, sul capo.
Nonostante l'abbigliamento da esploratore di tunnel, non si avvicina per nulla alla sottoscritta, tira solo un pò su il lenzuolo e, a distanza di braccio, mi tocchigna per un secondo e si fa dare lo speculum (che non aveva chiaramente mai usato prima, e mi fermo qui).
Bene abbiamo fatto.
Quello che viene dopo l'ho già raccontato in precedenza. Siccome la mia diagnosi non era stata creduta, senza chiedermi nulla, mi ha fatto fare i tests per TUTTE le malattie veneree conosciute dall'uomo, tranne che per la sifilide (che chissà perchè quella no, visto che abbiamo fatto 30 io avrei fatto anche 31...). Quando l'ho rivisto l'appuntamento dopo, per prendere i risultati di quello che credevo fosse un semplice pap-test, era sull'orlo del pianto perchè mi ha dovuto dire che non avevo nessuna STD. Io lo volevo uccidere.
Ah, in tutto sto marasma, l'eco non me l'ha mica fatta, ma, come sappiamo, mi ha spedito al fottutissimo imaging center.
Morale della favola: c'ho messo 29 anni della mia vita a sentirmi a mio agio a mostrarmi nuda al mio bellissimo gincecologo, senza avere l'espressione di Eva nella cacciata dei progenitori di Masaccio, e, questi imbecilli (Javier e quelli dopo di lui) hanno rovinato tutto. Perchè, qui, ti devono coprire come un pacco regalo, manco una zinna può stare fuori dal camice per la palpazione al seno (infatti i miei noduli non li ha manco sentiti...)!
Tornatevene sulla May Flower  a fare i puritani va!

giovedì 17 novembre 2011

That's Amore


Ah la cucina italiana!
-Ma cosa ci metti nel sugo che è così buono?!-
-Mah... uno spicchio d'aglio, un po' di peperoncino, sale, olio, un pochino di zucchero-
-Ah! Basta?!-
E che cazzo ci vuoi mettere nel sugo di pomodoro?! Aspetta, lo so cosa ci vuoi mettere: una testa d'aglio a persona, un barattolo d'origano e poi, l'immancabile finocchio, perchè sennò, se non c'è sto cazzo di finocchio, bè, il sugo non è Itagliano eh! (l'errore è voluto)
L'altra cosa che sconvolge, quando parlo di sughi, è il sugo di pomodoro per la pizza. Non riesco a fargli capire che non è perchè sono italiana che mi viene bene, è perchè io lo CUOCIO con gli ingredienti sopra elencati, pure la mia di pizza farebbe schifo se ci mettessi il sugo direttamente dalla latta, e che cazzo, su usiamo un po' il cervello!
Il ragù alla bolog-nese, quello no, quello non glielo posso spiegare, rimarrà un mistero, come il fatto che nelle lasagne noi non ci si mette la ricotta.
Il pesto è un altro povero martire, e io, da brava ligure, soffro in silenzio.
Quando poi voglio farmi del male, vado al supermercato, e inizio il rosario guardando i piatti pronti surgelati: chicken parmesan, 4 cheeses pesto tortellini ed il nuovo beneamato tuscan chicken minestrone.
Ed è così che, per combattere lo shock culturale, vengo a casa e spignatto.
Badate bene che a me la roba americana piace, e anche tanto. Ma come ho già detto: ricette e buoi dei paesi tuoi, please.
E' un po' come io mi mettessi a fare un cheese cake tiramisù e poi te lo spaccio per autentico ameruicanoo.
Stasera la spignattara ha fatto 3 pizze ed una focaccia al formaggio per il brunch lavorativo di domani, e soprattuto, s'è comprata una tacchino intero che se magnerà giovedì e di cui vanterà tutti i diritti di proprietà sugli avanzi, perchè per una volta, non sarò quella che va a casa con un po' di stuffing freddo, pzè!


mercoledì 16 novembre 2011

One day you will pay for the way you misbehaved



E' giunto il momento di parlare, o meglio, di dire tutta la verità e nient'altro che la verità, sulle assicurazioni mediche americane.
Non posso certo parlare a nome di tutti, e non posso dire di avere dati alla mano riguardanti tutte le compagnie assicurative in circolazione, ma ho la certezza di avere ber compreso quel che c'era da comprendere.
Quando ho deciso di inziare la mia avventura di emigrante, la prima preoccupazione (mia e di Mangusta) fu l'assicurazione medica.
Eh si, perchè la Ale c'ha l'asma da una vita.
E prima di venire qui, avevo solo quella.
Evidentemente quasi 5 anni di States non hanno fatto bene alla mia salute, o forse è l'età... bah, comunque non sono più sana come un pesce.
La prima volta che ho provato a stipulare una polizza non ci sono riuscita.
Eh si che avevo fatto tutto come mi avevano chiesto, ma l'avevo fatto per conto mio, senza un broker.
Avevo inviato i miei soldini all'indirizzo che mi avevano indicato, e atteso pazientemente la mia tessera assicurativa.
Aspetta che ti aspetta, dopo circa un mese mi arriva una lettera: cara signorina che non ne capisci un cazzo (ancora) di assicurazioni, noi ti cancelliamo la polizza (che non ti abbiamo mai dato) per mancato pagamento, a meno che non ci rimandi i soldi che ci devi. Ciao e grazie ennesima coglionazza.
Ma come?! Io i soldi glieli ho mandati, ne sono certa!
Allora piantati al telefono a rispondere alle domande di una macchina che capisce sempre roma per toma, e aspetta, attendi delle ore, ascoltando musiche orride e gracchianti...
Finalmente una voce semiumana. Ah aspetta... no asp... no, non voglio che mi trasferisci a nessun'altro dip... troppo tardi. Altri 15 minuti di ascolto forzato di melodie improponibili. Altra voce semiumana, il problema ancora non è risolto.
Bene, allora, disperata, chiedo alla mia coinquilina di aiutarmi, credendo che il problema potesse essere il mio inglese.
Dopo 40 minuti al telefono, si scopre che il mio assegno era li, solo che non l'avevano visto... Ah! vabbè, sbagliare è umano...
Passano altre 3 settimane. Altra lettera, stesse parole, ma minacce più pesanti: se non ci mandi sti cazzo di soldi ti stracceremo la polizza in faccia!
Dopo altre 50 minuti al telefono, grazie a Soup, riesco a farmi promettere di riavere i miei soldi (l'assegno non l'avevano visto ma i soldi chissà perchè dal conto erano riusciti a prenderli...). Stavolta pago con la carta di credito (che nel mentre mi avevano dato... di questo argomento tratterò più avanti).
Passano altre 3 settimane e... indovina un po'?! Altra lettera.
Questo significa che, nei primi 3 mesi, nonostante io avessi pagato il mio premio, non sono stata assicurata manco mezzo secondo.
Il mio collega dell'epoca, che chiamerò JR, telefona all'assicurazione un'ultima volta, per cercare di farmi avere la copertura che mi spetta. Inutile dire che non è servito ad una beatissima mazza.
Ormai in preda al panico, il mio datore di lavoro dell'epoca, Fantastic, mi manda dal suo broker di fiducia.
Ad Heidi non pareva vero di aver trovato una senza medical history. In 10 giorni avevo la mia polizza.
Ho avuto lo stesso plan per 3 anni, non l'ho mai usato mezza volta, ciò nonostante, il mio premio è salito costantemente ogni anno, fino al punto in cui, alla metà del 2010, non me lo sono più potuta permettere.
Era la carrozza di cenerentola dei plans, ma, allo scoccare dei 30 anni, si ritrasformava in zucca.
Così mi sono dovuta ributtare nella ricerca, e, sempre con l'aiuto di Heidi, ho trovato un altro piano, con un'altra compagnia, sempre per residenti californiani (ecco perchè ho appena spostato la residenza).
Anche questa volta, la mia medical history, era praticamente nulla. Bene, approvata in 15 giorni.
Fantastico!
Si, fantastico finchè non l'ho usata. $1500 di franchigia, $175 di premio bimestrale, l'out of pocket l'ho rimosso, ma non era altissimo, e ti credi che copra tutto quello che dice che avrebbe coperto... COL CAZZO! 
Le prime 3 visite annuali costano solo $30, un affarone.
Per prima cosa devo andare dal ginecologo a fare un controllo, bene, $30. 
Posso pagarli qui? 
NO. Non so se saranno $30, dobbiamo chiederlo all'assicurazione.
Ma a me l'ha detto l'assicurazione... vabbè, dove li pago?! 
Ti mandiamo noi il conto. (ma per $30 il conto via posta?!)
Durante la visita (che anche questa merita un post), il dottore mi fa quello che credevo fosse un pap test, e mi ordina di andare a fare l'eco (unico motivo per cui ero andata a fare la visita da lui), al loro centro super mega fico. Mi premuro di chiedere se il prezzo fosse stato lo stesso a fare l'eco la. La risposta è SI.
Bene, vado a fare l'eco. Prima di andare però, mi riassicuro che sia un prezzo che posso pagare.
Mi chiamano per fissare l'appuntamento e io tampino: 
Quanto sarebbe st'eco di grazia?
Ehm mmm eh... non so, dobbiamo chiedere all'assicurazione...
Bene, allora chiediglielo e poi richiamami.
Attendiamo fiduciose...
Sono $94.
Sicura?
Si $94.
No perchè se è di più cancelliamo l'appuntamento perchè io non posso permettermelo.
No no, è 94 solo perchè ancora non hai raggiunto il tuo deductible, altrimenti era GRATIS (usano delle parole di cui non sanno il significato...)
Dopo una settimana torno dal ginecologo, il quale ha una miriade di papiri in mano. Alla faccia del pap test ho pensato.
Torno a casa e, così, per sfizio, controllo la mia pagina dell'assicurazione online (che mi ci sono voluti 2 mesi per registrarla a suon di chiamate al call center).
Costo della visita $30
Ah bene, allora era vero...
Costo degli esami che non erano un pap test $172
primo segnale di angina pectoris
Costo dell'ecografia $608
Infarto.
Vi risparmio le mille migliaia di telefonate di protesta, il perchè la mia eco sia stata rejected dall'assicurazione ancora non lo so, ed è passato un anno.
Poi, piuttosto che merda, mi rompo il gomito.
Vado da urgent care, altri $30 di visita.
Ma quanto costano i raggi e la visita?
Dobbiamo chiedere a blablabla, ma saranno $300-400.
Spesa reale per un gesso da rifare e raggi alla cazzo: $ 800
Non so se andare avanti, perchè, dopo, sono dovuta andare dall'ortopedico ($800) a farmi rifare il gesso, ho dovuto fare fisioterapia ($600), e sono finita al prontosoccorso ($400+170) alle 3 del mattino 4 giorni prima di prendere l'aereo e tornare a casa dove potevo essere curata quasi a gratis (tutto questo è accaduto dal 14 settembre al 17 dicembre).
Sono anche finita da planned parenthood, dove ho finto di non avere l'assicurazione per pagare sol $52 di visita, invece di chissà quanto via assicurazione.
Ma la cosa peggiore è che ora sono: inassicurabile.
O meglio, inassicurabile per il mio portafoglio, perchè loro, se io pagassi $500 di premio al mese, con una franchigia di $3000 e un out of pocket di $1000, bè loro uno straccio di assicurazione che non copre niente, bè me la darebbero.

lunedì 14 novembre 2011

Pregos can be annoying as fuck



Non so se l'ho già accennato, ma è un periodo di magra... anzi, direi di carestia, dal punto di vista economico. Ciò nonostante, riesco ancora a trovare qualche soldo per comprare una torta di compleanno per festeggiare una collega.
Lo fai perchè pensi che faccia piacere... ha visto che durante tutto l'anno tutti hanno avuto la torta, vuoi non fargliela anche a lei?! Eh non si possono fare figli e figliastri no?!
Bene.
La festeggiata in questione è incinta, si, è sempre la solita che non ha lavato il piatto l'altro giorno, che c'ha gli sbalzi di umore e a cui non si può dire nulla che scoppia a piangere.
Oggi eravamo pronti a festeggiarla, destino vuole,  scendo proprio in cucina mentre lei apre la porta d'ingresso, e d'istinto ho detto: Happy Birthdayyyyy! :)
La risposta è stata: it's not my fucking birthday (detta marciando fuori dalla stanza alzando la voce e sbattendo la porta).
La mia espressione è rimasta blank per un minuto. Ero sicura che fosse il suo compleanno... Cosa mai sarà successo di così terribile da investire la prima persona che gentilmente ti fa gli auguri?! 
Le avranno sterminato le iguane e i pappagalli?
Le avranno dato fuoco alla macchina e alla motocicletta?
O forse l'hanno sfrattata?
No.
Nulla di tutto ciò.
Risalgo in laboratorio a dire a tutti di non fucking fare gli auguri a Prego perchè non è il suo fucking birthday.
Dopo un paio di minuti Von Lemminge citofona a Rebekah per dirle che: - E' il compleanno di Prego, ma oggi mi sembra di cattivo umore, ora sta piangendo, forse dobbiamo comprarle una torta.- 
(ho sempre pensato che Von Lemminge avesse la sindrome di Asperger, ma stamattina mi ha dimostrato di saper leggere le espressioni facciali)
Ad un certo punto si manifesta Prego, la quale, ancora piangente, si scusa genericamente per aver mandato a fanculo la persona che le ha fatto gli auguri poco prima.
Ecco.
Io non sono americana. A me le scuse così alla cazzo non bastano. NO.
Ma porca troiazzide: non solo ti dobbiamo sopportare con sti cazzo di sbalzi ormonali (che se succedono a me in gravidanza, vi prego di abbattermi) che vanno avanti da 6 mesi, no! Ti abbiamo pure comprato sta cazzo di torta, che ora non vuoi perchè il tuo compleanno ti fa schifo, e noi cosa ci dobbiamo fare?!
No perchè io un'idea ce l'avrei... Io la torta te la tirerei in faccia.
Dopo esserci interrogate e consultate per 40 minuti, abbiamo deciso di dirle di sta cazzo di torta, per vedere se la volesse almeno tagliare. Ci ha costretti a dire Happy Monday. No comment.
E sapete il perchè di tutta questa furia cieca?! Perchè questo fine settimana nessuno dei suoi amici ha festeggiato il suo compleanno. Sarà forse stato perchè il suo CAZZO di compleanno era OGGI e non ieri  o sabato?! O forse perchè ha tenuto il telefono spento perchè era incazzata?!
Oggi gliel'ho detto: - non vedo l'ora che tu partorisca.-
No perchè io sono certa che le donne incinte hanno sbalzi ormonali in tutto il mondo, ma io gente che si tira sti numeri come fanno qui, non ne ho MAI viste in Europa. Just saying.

domenica 13 novembre 2011

This is N'awlins Biatch!


Oggi mi sono data al fancazzismo più completo, ho giusto preparato il minestrone e guardato 4 puntate di telefilm...
Ieri, al contrario, è stata una giornata al quanto produttiva.
In cima alla lista di cose da fare c'era l'andare ad assaggiare tutti free samples all'inaugurazione della coop. Così è stato. Una volta li, però, mi sono resa conto che forse i samples non sarebbero stati abbastanza per far pranzo... ma forse nemmeno per fare uno spuntino, a meno di volere assaggiare anche saponi e creme per le mani...
Evvabbè, e allora esploriamo l'Healing Center (edificio in cui è la coop), in mancanza di meglio da fare.
Questo centro è composto da piccoli negozi, un ristorante, una coop, una credit union, e un teatro. Ma nella mischia di negozi, supermercato, ambulanti e centro yoga, c'è anche la Island of salvation botanica.
No, non è un negozio di fiori e piante. E' bensì un negozio di materiale voodoo e hoodoo.
Questa città funziona in modo strano. E' la capitale degli omicidi d'America. Esci una sera a fare una passeggiata, e potresti non tornare più, perchè qualcuno ti ha sparato per prenderti $10 o solo perchè gli pareva che li avessi guardati storto. Tutto quello che non è guardato a vista viene rubato all'istante...
Niente ferma la delinquenza... o quasi.
Contro l'essere fatti fuori per strada non so se ci sia qualcosa di così efficace, ma per far si che nessuno ti rubi nulla, basta ricorrere ai gris gris.
Eh si, i delinquenti di New Orleans credono nel voodoo e nelle conseguenze che i feticci comportano.
E così ecco che mi sono armata di chicken foot.
Serve un po' per tutto, in genere per tenere lontano le persone che ti vogliono far del male, anche in senso economico, ergo i ladri.
Mi pareva una cazzata fino a quando Beth non mi ha detto dei suoi motorini: in 10 anni gliene hanno rubati 3, cinque anni fa ha comprato una vespa e ci ha messo sopra un chicken foot. La vespa è ancora sua.
Ora, che funzioni o non funzioni sul piano magico non posso affermarlo, ma sicuramente in NOLA e metro area, è meravigliosamente efficace.
Io l'ho messo sulla porta d'ingresso, come mi ha detto la Mambo, speriamo che funzioni anche nel tenere fuori da casa mia tutti gli stronzi con cui decido di iniziare ad uscire.

sabato 12 novembre 2011

Too big is bad, too small is sad



O come dicevano i Bluevertigo: il giusto sta nel mezzo.
Perchè diciamo la vera verità: le dimensioni contano nella vita, in tutto, non solo quelle del feticcio maschile per eccellenza.
Di solito sono per le cose piccole, solo in rari casi mi sposto nella fazione grandi dimensioni. Per esempio nelle porzioni di cibo. Un piatto misero mi fa veramente venire tristezza, mentre una supersized portion mi rimette subito di buon umore, per poi tentare di uccidermi alla fine dell'abbuffata (ma questi sono i rischi del mestiere d'ingorda). 
Ma il cibo si può mettere e togliere da un piatto molto facilmente. Un culone gigante cellulitico (come il mio ad esempio) può essere un po' ridimensionato con tanta fatica. Ma un membro "petite" o "xxl" eh quello, è difficile da modificare... forse impossibile anche con la chirurgia.
E allora mi affido alla regola del "non compro mai a scatola chiusa" (nome suggeritomi dalla mia Picci millenni fa).
Eh si. Tanto di cappello a chi è, o è stata, in una relazione di castità fino al matrimonio: spero che vi sia andata di culo, ve lo meritate per la costanza.
Io però, visto che nella castità non ci credo, gli faccio fare un test drive.
Mi spiace dire che, il più delle volte, il giro di prova è molto deludente, specialmente per le prestazioni del mezzo... e a volte anche gli elementi di serie non sono quelli che erano stati pubblicizzati...
Mentir non paga cari ragazzi. Alla fine quello che avete avete, e non c'è buio che mascheri.
Detto questo, qualcuno non sarà stato graziato da madre natura con la misura giusta, ma ci sa fare, e quindi il test drive è soddisfacente. Purtroppo però, la maggior parte degli australopitechi si affida essenzialmente alle dimensioni, come se il pene fosse un bimby, che gli metti gli ingredienti e fa tutto lui.
Così noi ci troviamo sempre nella posizione di giudici involontari. Sono passata dal giocatore di football che stava per fare harakiri perchè non abbondante, al protagonista del mio post "a dick with a small dick", a cui pareva chi mostrarmi una delle 7 meraviglie del mondo tanto era orgoglioso...
il grande però può essere pericoloso: è come guidare uno Yukon xxl as Assisi, non so se mi spiego...e poi, e chi li regge quando si imboriosiscono?!

giovedì 10 novembre 2011

Achtung Lemminge!


Nonostante sia ben conscia del fatto che il suicidio di massa dei lemmings sia una balla (da bambina volevo fare l'etologa e sono stata cresciuta da Piero Angela e Giorgio Celli), rimane il fatto che, la figura del roditore che si lancia verso la scogliera, rimane una delle mie metafore preferite. In questo caso, la suddetta metafora, mi è stata ispirata dal mio capo che chiamerò B. Von Lemminge.
Von Lemminge è una donna di carattere... si, carattere di merda, tanto per essere chiari.
Personalmente la trovo soltanto scorbutica, assolutamente ignorante in materia di restauro e poco ragionevole. Purtroppo non tutti sono così magnanimi.
20 persone si sono licenziate negli ultimi 5 anni, e molte altre si sono rifiutare di tornare dopo che la loro internship era finita... tanto s'erano trovate bene! 
Forse noi italiani siamo abituati ad essere trattati come degli zerbini a lavoro, perchè, giuro, ho avuto capi peggiori.
Ciò nonostante, Von Lemminge, a volte, fa andare il sangue alla testa pure alla sottoscritta.
Una persona normale, alla quinta lettera di dimissioni che t'arriva con scritto: - you're unreasonable and you've been impossible to deal with, now you're on you fucking own!- si fa un esamino di coscienza e dice: bah! vuoi vedere che hanno ragione?! Sarà mica il caso di tentare di cambiare?!
Bene. Lei, evidentemente, non è una persona normale. Infatti, le 15 lettere del tipo citato, in lei non hanno innescato nessunissimo cambiamento, anzi, lei si ripete (e ci ripete) che non capisce proprio da dove siano saltate fuori quelle lamentele citate nelle lettere.
Von Lemminge, come tutti quelli della sua specie, va a cicli d'umore continui. Lunedì è ricominciata la fase: I'm freaking out cause I have no money... I'm gonna put y'all on productivity sheets.
Eh certo! Perchè il problema siamo chiaramente noi (dicendo noi intendo gli sventurati restauratori del piano di sopra, che fanno quel che possono con i pochi mezzi che hanno). Io, però, fossi in Von Lemminge, mi chiederei se il "problema" non siano anche: il negozio di belle arti deserto (per cui paga una commessa), il negozio di cornici con meno lavoro del mondo (per cui paga una corinciaia a tempo pieno) e il fatto che lei continui ad assumere gente inutile.
O forse il problema sarà che a forza di mandare a fanculo tutti quelli che telefonano disturbandola, pigliando a pesci in faccia i clienti ed alzando i prezzi all'inverosimile, la clientela avrà deciso di rivolgersi altrove... mah... che dite?! Possibile no...
Quindi se non ci sono clienti, non ci sono pezzi su cui lavorare, ergo non entrano soldi.
Ecco, una che ti fa di questi discorsi, poi dovrebbe guardarsi bene dal chiederti favori no?!
NO.
Oggi Capitan Von Lemminge ha rischiato l'ammutinamento.
Per fortuna non sarebbe rimasta del tutto sola: i 4 cani giganti che ha adottato, e che rompono i coglioni ogni santo giorno in laboratorio, non l'avrebbero abbandonata.
L'insurrezione è stata scampata per poco.
Von Lemminge è molto tirchia. Così tirchia che si rifiuta di comprarci il materiale per lavorare, ma soprattutto, così tirchia da non volere assumere un paio di uomini per spostare i pezzi di dimensioni ciclopiche una volta finiti.
Lavorando al piano di sopra, tutti gli artefatti, devono passare dalle scale. Scale che vantano anche un pianerottolo di riposo con spigolo vivo, killer numero uno di tutte le tele che fanno quel percorso.
La tragedia di oggi consisteva nel trasporto di una mastodontica cornice decorata con tanto di specchio (peso stimato circa 100 kg).
Ora: tutte ci siamo trovate d'accordo nel comunicare a Von Lemminge che noi non ce l'avremmo fatta  a portare giù sta cazzo di cornice. Quelle che l'avevano portata su vivevano nel terrore della discesa già da mesi.
Von Lemminge ci dice che due baldi giovini saranno spediti a prendere sta minchia di cornice il giorno della consegna e che noi siamo state manlevate dal trasporto.
La realtà è stata ben diversa.
Ore 11:30: Von Lemming sale al piano di sopra col propietario della cornice. Inizia a cinguettare ordini per indurre le restauratrici a sollevare la cornice e portarla di sotto.
Ore 11:35 Nessuna si è ancora offerta di aiutare e tutte fissano il pavimento (io ero in una stanza verniciare ignara del pericolo)
Ore 11:37 Darcie, dopo essere stata chiamata per nome, corre verso il fondo del laboratorio dicendo di voler cercare Rebekah (in realtà cercando di non essere l'unica a dover alzare la cornice).
Ore 11:38 Rebekah esce dal suo nascondiglio  (la rastrelliera dei dipinti) dicendo che lei non aiuterà
Ore 11:39 Ale, alias la sottoscritta, decide che andrà ad aiutare ed è seguita a ruota da Darcie.
La cornice non solo è pesantissima, impossibile da manovrare ed impossibile d'afferrare. NO. La cornice è anche più friabile di una macina del mulino bianco, con tutte quelle cazzo di decorazioni che aspettano solo di essere sfiorate per sbriciolarsi all'istante.
Con moltissima fatica, la cornice viene caricata in macchina.
Von Lemminge avrebbe dovuto rimanere in silenzio e cospargersi il capo di cenere. Invece ha continuato a dire che non era poi così pensante. Mai mossa fu più sbagliata.
Von Lemminge è ora in corsa verso la scogliera. Credo che entro gennaio affogherà, forse in compagnia dei cani.

mercoledì 9 novembre 2011

Dei delitti e delle Pene

O come capii io al liceo: dei delitti e delle pere, che secondo me sarebbe stato anche più interessante.
La settimana è iniziata stranamente di martedì. Lunedì è sicuramente accaduto, ma l'ho rimosso.  
Martedì è stata una giornata ricca di eventi.  Innanzi tutto, dopo la bellezza di 2 anni e 3 mesi che vivo a NOLA, mi sono finalmente decisa ad andare a cambiare la patente. 
Il motivo per cui procrastinavo questo cambio era l'assicurazione medica (che ora mi ha scaricata quindi il problema non sussiste più) e per l'ubicazione dell'ufficio della motorizzazione.
Un giorno scriverò un post su quando odio le assicurazioni mediche, meritano un post solo per loro, le bagasce!
Ma torniamo alla motorizzazione. Ho pensato per due anni e 3 mesi che, per cambiare la patente, avrei dovuto dare l'esame scritto, di nuovo aggiungerei, e quindi la voglia di andare a cambiarla, diminuiva di settimana in settimana... finchè, un giorno, Rebekah mi dice che lei non ha mica dovuto rifare il test... e così mi conferma pure Wesley.
Bene. Allora vado subito. Ah, aspetta! Come ci arrivo alla motorizzazione?! 
Ora mi domando: ma com'è che le motorizzazioni sono sempre ubicate in culo ai lupi, al riparo da qualsiasi mezzo pubblico?!
Ma uno che deve andare a fare il test scritto, e che non ha ancora la patente, ma COME CAZZO C'ARRIVA?!
Non tutti abbiamo soccer moms che ci possono scarrozzare.
Vabbè. Il problema è stato risolto così: Rebekah ha smarrito la sua patente, io dovevo trasferirla, e quindi abbiamo corrotto Darcie a darci un passaggio prima di andare a lavoro.
Pareva una gita del liceo. La preoccupazione più grande era la foto. Ce la ridevamo beate finchè la strega dell'est non ha fatto la sua apparizione.
Più cattiva di Crudelia e con meno maniere del mio capo: una vera stronza, di quelle doc.
La strega s'aggirava per le file dei poveri sventurati che attendevano il loro turno, urlando domande all'apparenza innocue. Il dramma iniziava se la tua risposta era sbagliata.
Per un attimo ho creduto che sarei finita deportata dentro una cassa di legno con le sbarre, nella stiva di un  sottomarino russo.
Perchè io, alla domanda, "hai il certificato di nascita, la patente vecchia e il ssn?" ho risposto: NO!
Ho sentito il resto delle persone trattenere il fiato per un attimo. Poi, me ne sono uscita con la frase che mi umilia non poco, ma che ho deciso di sfoderare per calmare le ire della strega: I brought what was on the list I found online, cause I don't have an american birth certificate, I'm an alien Ma'am.
La parola alien ha sempre due effetti: o  fa scoppiare l'ilarità, o genera compassione.
La strega è incapace di provare compassione, ma almeno non mi ha fatta deportare all'istante (ma solo perchè le ho detto che avevo la green card nel portafoglio...). Il resto del publico invece ha avuto uno scoppio di ridolini isterici.
Bene, ho la patente della Louisiana. Ora tutto sarà diverso... 
Infatti ho subito perso il finto atteggiamento positivo californiano e mi sono subito tuffata nella paura più grande di tutte le white trash della Louisiana: l'essere incinta.
Ecco. Così dal nulla. Cioè proprio dal nulla no, visto che ho 3 settimane di ritardo... però l'ansia m'è scoppiata di botto.
Allora, come il manuale comanda (dopo essermi autoflagellata per 6 ore sul perchè non scelgo partiti con un intelligenza superiore a quella di un toporagno) mi sono diretta verso walgreens, reparto test di gravidanza.
Presa dal panico, ho demandato la scelta a Rebekah, mentre io mi sono messa a cercare le lampadine per i faretti di casa.
Tutto è bene quel che finisce bene. Niente pargoli in arrivo, pfiu! Per un attimo (lungo 8 ore) mi sono vista vestita di stracci a lavare tergicristalli all'imbocco dell'autostrada data la natura dei due possilibi padri (vedi che la promiscuità non paga mai, c'aveva ragione la catechista...), ed invece no, rimarrò a suggere fumi tossici nel laboratorio spero ancora per moooolti anni.


lunedì 7 novembre 2011

What goes around comes around...

... A.k.a. karma is a bitch.
In questo caso, però, devo dire che: karma I ❤ you!
Eh si. Dopo la rivincita di due sabati fa, ho anche scoperto che il cuoco si è trasferito di casa (che vuol dire che non mi si parerà davanti con Courntey/bulldog  ogni 3X2) e che ha cambiato lavoro (che vuol dire che non è stato promosso a Sous Chef come voleva).
Insomma:
1. l'ho visto con i miei occhi darsi delle martellate virtuali sui coglioni sabato sera perchè mi ha mollata.
2. se ne è andato dal quartiere dopo avermi detto: io abiterò sempre nel Marigny, ma tu non te ne devi andare per me!"
3. ha dovuto cambiare lavoro dopo che me la menata a morte di essere sto grandissimo chef e che non gli davano la promozione solo perchè gli altri avevano più anzianità ma il prossimo in lista era lui...
Ora, non gioisco delle disgrazie altrui (in genere), ma sono 10 giorni che mi aggiro con questa faccia

Avesse i capelli rossi, Gigi, potrebbe essere il mio sosia. L'altezza c'è...
Muahahahahahaah!!! Vendetta tremenda vendetta! :)
Ora ci vuole solo che bulldog Courtney lo sbrani e poi sarò apposto.

domenica 6 novembre 2011

Who Dat!


Un'altra domenica è scivolata via, aiutata dal solito bloody mary da partita. Sono cresciuta odiando le partirte di calcio. L'unico giorno in cui avrei potuto avere l'attenzione di mamam e papà era la domenica e, regolarmente, The Mexican usciva con me e Mangusta con la radiolina incollata all'orecchio. Non gli si poteva parlare. Se eravamo a casa era anche peggio, visto che monopolizzava il televisore per guardare quelle pallosissime partite di calcio che ha una bimba di 4 anni non potevano che triturare i coglioni. Mi sono sempre chiesta perchè le guardi, perchè lui, The Mexican, non è nemmeno tifoso sfegatato di una squadra. No, lui le partite le guarda TUTTE.
Tutto questo preambolo era per dire che, nella vita, mai  avrei pensato di finire a guardare le partite di domenica. 
Certo non sono partite di calcio. Ma comunque sempre di sport con una palla si tratta.
Da quando mi sono trasferita a New Orleans 2 anni fa, sono stata travolta dal ciclone Saints. Una squadra di brocchi che per 40 anni non ha mai vinto nulla, manco è  mai arrivata ai playoffs. Poi, un miracolo: nel 2009, la mia prima "stagione" a Niù Orlins, vincono partita dopo partita. Non ci potevo credere. Ma soprattutto non ci poteva credere il resto della città che per 40 anni a supportato un gruppo di ronzini del football continuando a sperare.
Credo che sia per questa ragione che mi sono convinta a diventare una Saints fan.
Se lo meritano, davvero.
Ricordo la sera del Super Bowl del 2009. Ero emozionata e tesa allo stesso tempo. Per mesi, prima di tale evento, il lunedì mattina la gente non ti salutava, ti diceva: -Who Dat!-
Dal lunedì, man mano che la stagione proseguiva, l'who dat greeting, proseguiva fino al mercoledì.
Quando hanno vinto poi... Gli hanno costruito dei carri di carnevale (visto che eravamo ad una settimana da Mardi Gras) e ci hanno messo sopra tutta la squadra. I Saints hanno sfilato in trionfo per le vie della loro città.
Oggi sono andata a vedere la partita al solito bar. Hanno vinto di nuovo. 
Io vorrei essere un po' come i Saints e come New Orleans: forte e capace di riscattarmi. Non so quanti lettori abbia questo blog, a parte i bloggers che ho conosciuto in queste settimane e quelli che mi hanno seguito nel trasloco da "io speriamo che me la cavo", ma voglio fare un po' di pubblicità alla mia amata Big Easy: se non siete mai stati in questa città e siete persone che amano le cose uniche, dovete venirci. Dopo mi ringrazierete :)

sabato 5 novembre 2011

Ale bacia tutti


Succede così, che una sera esci, per andare al solito appuntamento con la tua amica Tina, che esce da lavoro all'una del mattino, e incontri qualcuno che ti da una botta di vita.
Il bello è che non te lo aspetti MAI.
Niente che mi abbia cambiato l'esistenza, ma è confortante saper eche ci sono ancora occasioni di sentirsi così viva e apprezzata.
Perchè la marea di stronzi in cui nuoto da anni, davvero mi offusca la  visione semipositiva di questa vita
E invece ci sono così tante cose, persone e luoghi che mi faranno battere il cuore, alcuni solo per pochi istanti, altri per un tempo infinito, il ricordo rimarrà sempre con me indipendentemente dalla durata.

giovedì 3 novembre 2011

Walking is underrated


Trust me on that one my dear (almost) fellow american!
Sono povera, ebbene si, così povera che io una macchina, ancora non me la sono potuta permettere. A volte vorrei avere un mezzo motorizzato, ma poi, esco, e mi rendo conto che NO, non lo voglio.
Il motivo è semplice: la gente qui non sa guidare.
L'unica lancia che mi permetto di spezzare a favore dei New Orleanians, rispetto al resto d'America, è che almeno sanno parcheggiare paralleli come Dio comanda. 
Ho visto gente, in California principalmente, tentare di entrare in un parcheggio parallelo di muso. Ora, avessero delle smart magari... sai con gli spazi che hanno... Ma come cazzo pensano di poter entrare di muso con un mini van o un mega fuoristrada tipo yukon xxl?! Forse i wraps del post precedente gli hanno intasato il cervello come i pennarelli che i bambini dell'asilo si infilano su per il naso...
Vabbè, il fatto che siano dei parcheggiatori impediti, non mi disturba nemmeno più di tanto. Quello che mi fa uscire di testa è che non hanno riflessi ne un minimo di intuizione.
Per esempio: devono scendere dalla macchina parcheggiata, aprono la porta, tutta bella spalancata, dimenticandosi COMPLETAMENTE di guardare se arriva qualcuno. 
Morti scampate per portierate in faccia mentre sono in bici: infinite.
Il chiedere scusa è un optional. Così io proseguo borbottando come l'omino de La linea, lanciando anatemi in italiano.
Poi ci sono i miei preferiti, a cui lancio direttamente delle Avada Kedavra alla Bellatrix Lastrange, che sono quelli che non sanno che se non hanno lo stop non si devono fermare.
Regolarmente, inchiodano, gli faccio segno di andare, perchè per me, per ripartire in bici su queste strade che manco nei calanchi hanno ste buche, mi ci vuole un po'. E loro no. Non ripartono, anzi mi fanno cenno di andare. Bene, allora vado. Peccato che all'improvviso vadano anche loro.
Morti scampate per imbecilli privi di memoria a breve termine incrociati ad uno stop: almeno una al giorno.
Purtroppo le strade sono quelle che sono: piene di buche, a dorso di mulo e strette. Purtroppo le auto americane non sono adeguate a questa città. Se c'è una strada a doppio senso, con auto parcheggiate su entrambe i lati, giuro che non ci passano in due. Stamattina non ci passavo nemmeno io sulla bici, e infatti, il pick up truck di turno, mi ha quasi splattata contro il finestrino.
Detto questo, meglio rischiare la vita con uno che ti spara per prenderti $10 e camminare che non avventurarsi sulle strade.  Le possibilità che qualcuno ti spari, nonostante siano altissime, sono sempre inferiori a quelle di essere uccisa da un'automobilista rincoglionito.
E poi, americani, e camminate un po' che vi fa bene!